LA GIOIOSA MARCIA

ottobre 14, 2008

LA GIOIOSA MARCIA

Un anno fa nasceva la Destra.
Un anno fa prendeva forma un nuovo sogno di rinascita e di impegno politico per tutti coloro che, come me, mai si erano voluti riconoscere nello squallore moderato e democentrico in cui era stata relegata la concezione stessa della destra italiana.
In tanti abbiamo guardato con trepidante speranza al sorgere di questo movimento politico che traeva origine da una precisa scelta, operata dai fondatori del partito, di compiere una frattura netta con chi aveva egemonizzato fino ad un anno fa, i valori e gli ideali provenienti dalla tradizione piu’ intima e profonda della destra italiana del novecento.
Abbiamo accolto con entusiasmo la speranza che La Destra potesse avere la forza, lo spirito ed il coraggio per rappresentare su di se quell’anima profondamente sociale e radicale che e’ propria di tutti noi.
Un imput che desse vita, finalmente, ad un elemento nuovo nel panorama politico nazionale, ad una formazione schiettamente posizionata su quei capisaldi della nostra formazione umana e culturale che altri avevano ormai negletto da tempo.
Una nuova fiamma, rivoluzionaria nei contenuti e nei concetti, un nuovo stimolo antiborghese nell’ accezione in cui si riconosca alla borghesia l’essere un freno puramente reazionario e conservatore.
Evola, Pound, Niccolai sono risorti ad una nuova riconsiderazione storica e filosofica, le teorie e le note presenti su “Tabula Rasa” hanno nuovamente iniziato a sferzare le coscienze di tutti noi.
Di tutti noi che abbiamo sempre avuto e condiviso una visione prettamente evoliana del nostro partito nella speranza che “Gli uomini del nuovo schieramento saranno antiborghesi, per via della superiore concezione, eroica e aristocratica dell’esistenza; saranno borghesi perchè disdegnano la vita comoda; antiborghesi perchè seguiranno non chi promette vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi.” ( Evola )
E ancora :
“Essenzialità, nuovo realismo nel misurarsi esattamente con i problemi che si imporranno, nel far sì che valga non l’apparire ma l’essere, non il ciarlare, bensì il realizzare, in modo silenzioso ed esatto, in sintonia con le forze affini e in aderenza al comando che vien dall’alto.” (Evola )
Abbiamo sussultato di terrore nell’assistere all’ ingresso di Silvio Berlusconi alla nostra assemblea costituente, non riuscendo a darci una risposta di cosa potesse mai accomunare noi ad un massone, ad un liberal-capitalista, a chi propugna la visione di uno stato-azienda senza anima e senza un mero scopo sociale.
Abbiamo visto accogliere il simbolo degli adoratori del vitello d’oro come un vate, un profeta di una nuova fede che non ci ha visti mai infervorati ma sempre molto scettici.
La sua vestale, il fido scudiero del cavaliere di Arcore e’ stato posto nella condizione di essere punta di diamante di una intera comunita’ che, ligia agli insegnamenti ricevuti, e’ riuscita a trovare spunti di apprezzamento anche in chi era il depositario , di fatto, del nulla assoluto.
La nostra politica, e sottolineo NOSTRA, deve ritornare alle sue primigenie origini, deve tornare a dare voce a chi voce non ha e non deve permettersi di usare per fini personali la forza di coloro che forza non hanno piu’ perche’ strangolati da un modello di vita e di socialita’ che sono l’antitesi al concetto dell’”UOMO LIBERO”.
“Questo noi dobbiamo affermare: che tutto ciò che è economia e interesse economico come mero soddisfacimento di bisogni fisici ha avuto, ha e sempre avrà, una funzione subordinata in una umanità normale; che di là da questa sfera deve differenziarsi un ordine di valori superiori, politici, spirituali ed eroici. ” ( Evola )
Quali, dunque , devono essere le nostre linee guida per una corretta aderenza ad i nostri incipit morali e politici ?
La mozione del Segretario Storace e’ senza dubbio un chiaro segno di volonta’ e di appartenenza, e’ il riconoscersi in quei valori che sono la nostra coscienza ed il nostro collante umano, e’ una mozione che nel complesso mi trova d’accordo ma che , a mio modo di sentire, non puo’ essere considerata come un punto di arrivo , bensi’, deve essere considerata un buon punto di partenza.
Si parte per ridare dignita’ alle classi sociali che non ne hanno, per dare dignita’ allo studio, al lavoro, alla famiglia, al pieno compimento dello spirito umano nel rispetto morale di ogni diversita’ e nel superamento di ogni ottuso antagonismo spostando il nostro fine ultimo ad un traguardo assai piu’ ambizioso e coraggioso.
Il crollo del capitalismo nelle sue malate fondamenta economico-finanziarie, lo scempio che pochi hanno compiuto a danno di molti ,non deve rimanere lettera morta ma deve essere un insegnamento in grado di orientare definitivamente il nostro agire politico.
Comunismo e capitalismo hanno partorito i loro figli deformi, hanno portato fame e miseria materiale e spirituale puntando tutto sull’ uguaglianza tra l’uomo e il suo prodotto.
Il capitalismo , assai piu’ subdolamente, ha spinto, nel modello anglosassone, l’uomo a diventare consumatore e sprecone, inducendolo a vivere al di sopra delle sue possibilita’ e delle possibilita’ di sostentamento dell’intero pianeta.
E’ arrivato dunque il momento di far sentire alta la nostra voce che si elevi tra le rovine delle borse mondiali ed indichi la strada per un futuro di “dignita’ sostenibile” per noi e per le prossime generazioni .
La Terza via, la socializzazione, la responsabilizzazione di tutti noi (non piu’ semplici comparse sulla scena del consumismo globale) ma attori di prima fila sulla scena del mondo.
L’uomo deve essere il nostro centro, la nostra cellula primordiale, la nostra primaria responsabilita’.
Quando abbiamo affrontato questi temi a viso aperto , nel nostro partito, spesso ci siamo trovati in mezzo al deserto, a dialogare con persone avvitate sui motivi barocchi di antichi minuetti, arroccate su visioni che identificano la destra come puro strumento di autoaffermazione e di conservazione dello status quo.
Nessuno stimolo di rivolta, nessun impeto di reazione, ma una cerebrale calma piatta volta a non turbare eventuali, possibili, alleati.
Questa non e’ la destra che abbiamo sperato di veder nascere ed ho la presunzione di credere che anche nei disegni dei fondatori questo nostro partito si sia generato volendo essere qualcosa d’altro e non una semplice fotocopia di Alleanza Nazionale.
Per essere noi stessi dobbiamo imparare ad osare, dobbiamo svincolarci da recinti e steccati ideologici, dobbiamo aprirci al confronto con tutte le aree politiche senza preclusioni e senza nostalgismi.
Io ed il mio gruppo ( il Blocco Sociale Nazionale) per aver sostenuto queste argomentazioni, che come si vede sono improntate ad una visione futuribile e non certo arcaica, siamo stati tacciati di nostalgismo prima e di estremismo poi.
Noi non siamo ne’ l’una ne’ l’altra cosa, non abbiamo nostalgia del folklore ma abbiamo ammirazione per le idee che sono divenute azione, per gli ideali che hanno tramutato un popolo straccione in un popolo fiero della sua storia e del suo passato.
Abbiamo radicalizzato in noi la convinzione che nessuna economia puo’ essere dominata dall’arroganza, dal globalismo, dalla mancanza di spunti di umanita’ vera e di schietta socialita’.
Il BSN e’ nato per difendere questa visione politica ed economica propria della destra rivoluzionaria e socialista, e’ nato per tessere rapporti con le frange piu’ identitarie di tutta l’area della destra italiana.Operando in questa ottica abbiamo stretto rapporti di comunanza politica con il Fronte Nazionale e con Socialismo Nazionale.
Convergenza d’intenti abbiamo trovato anche con il sindacato Cosnil ( una costola dell’UGL) che fa dello Stato Nazionale del Lavoro uno dei punti cardini della sua attivita’.
Insomma per essere degli estremisti “schifati dal mondo e dalla storia” ( come qualcuno sostiene specie nel PDL e tra i suoi nuovi adepti) dimostriamo con i fatti di compiere un nostro percorso politico audace ed indipendente.
A volte questo processo politico puo’ apparire pervaso da un senso di “anarchia” ma esso e’ sempre integrato ed armonizzato con le gerarchie di vertice del partito ( le uniche persone, tra l’altro, di cui ci fidiamo ).
Sentiamo il bisogno di esternare il nostro sentire a tutte le varie componenti del partito puntando ad un disegno tanto unitario quanto fortemente identitario e non vogliamo lasciare indietro nessuno trovando convergenze che, pero’, abbiano il sapore di una forte unita’ ideologica e non si basino solo su calcoli e opportunismi di basso profilo.
Le parole dette da Storace nel ricordare la morte di HAider, sono parole “pesanti” e segnano il compiersi di quella metamorfosi che tutti i cuori neri dell’area aspettavano da tempo.
IL bruco s’e’ trasformato in farfalla, ma le farfalle sono tanto belle quanto delicate ed e’ quindi compito di ognuno di noi adoperarsi per far vivere la farfalla per piu’ di una giornata.
Sta al congresso nazionale scegliere quale sia la via da perseguire per promuovere l’applicazione in ambito sociale delle nostre teorie ma e’ compito di ognuno di noi impegnarsi nel quotidiano per far si che le idee divengano , finalmente, azione.

RAZZISMO O GUERRA TRA POVERI ?

ottobre 3, 2008

Lo spunto per queste riflessioni parte dagli episodi degli ultimi giorni e sulla strenua necessita’ da parte della “disinformatia” della sinistra di appioppare delle responsabilita’ -vere o presunte, non fa differenza- alla controparte politica.

Questa manovra, brillantemente coordinata dai media della carta stampata e delle televisioni , ha trovato il suo apice ieri sera  durante la trasmissione di ANNOZERO, quando si e’ data voce ad una sola campana  e ci si e’ affaticati a dare una lettura molto di parte di cifre e dati che sono e restano, comunque, di grande allarme sociale.

Il binomio fascista-razzista e’ il sale di tutto il discorso tenuto da Santoro come se, ogni Italiano che sbotta contro un immigrato debba necessariamente avere in tasca la tessera di un partito di destra e non possa invece essere semplicemente  una persona stressata ed incattivita  da anni di malapolitica e di mancate scelte chiarificatrici da parte delle forze politiche che in questo paese hanno governato e, di fatto, includendo anche  la sinistra nel computo delle responsabilita’.

La mancanza di una visione politica sull’insieme dei fenomeni migratori e’ la causa primaria del sotterraneo e continuo ingigantimento delle polveriera umana e sociale sulla quale volenti o nolenti tutti siamo seduti. I provvedimenti spot dei ministri del governo Berlusconi -  Stanlio e Olio del firmamento politico italiano- che pretendono di risolvere ogni cosa  con i militari in gita nelle strade e conferendo ai sindaci la qualifica di sceriffi, sono il campanello di allarme  di una miopia che trasla la realtà a fenomeni di metafisica idiozia.

Al marchio dell’umana imbecillita’ non si sottrae neanche la trasmissione di Anno Zero nella quale si accosta una esecuzione camorrista -feroce, militaresca, strafottente- al razzismo strisciante delle popolazioni campane. Mai nulla fu piu’ falsamente manipolato: pensare che gli interessi camorristici possano interessarsi al colore della pelle al punto da innescare un massacro che ha come contropartita, solo l’acuire dei tentativi di contrasto dei fenomeni criminali da parte dello stato.

I napoletani, cittadini del mondo, un popolo da secoli abituato geneticamente  a mescolarsi con altri popoli, una terra che ha avuto padroni arabi, spagnoli, francesi etc etc ora di punto in bianco  diventa il luogo della caccia al nero, il ghetto sudafricano dello sfruttamento e della schiavitu’?

Caro Santoro, c’e’ troppa presunzione nel quadro che e’ venuto fuori dalla tua trasmissione e le scuse alla gente della Campania sarebbero un atto dovuto, a mio giudizio. Migliaia sono gli immigrati, i clandestini, gli sfruttati che hanno trovato rifugio e lavoro in quella terra, tra quella gente.

Un popolo che in quest’ ultimo decennio ha diviso e condiviso il proprio pane con tutti : dai polacchi agli albanesi, dai curdi agli africani. Ora e’ il pane a mancare, il lavoro e condizioni sostenibili,  una qualita’ di vita che non sia esclusiva sopravvivenza ma che abbia il sapore della dignita’ di sentirsi cittadini di una nazione. Tra i neri di ieri visti in tv e la povera gente che abita nei bassi di napoli e che gioca a palla con “le zoccole ” nell’immondizia non vedo differenza, non vedo il bianco o il nero, vedo lo stesso degrado disumanizzante  .

La situazione economica in crisi profonda, l’ansia per un domani che e’ pieno di paura e di incertezze sono il carburante per quella guerra tra poveri che e’ sotto gli occhi di tutti e che tutti fanno finta di non vedere lanciandosi in goffe diatribe ideologiche che sono tanto risibili quanto inutili.

I poveri non sono razzisti ma ognuno lo diventa se la propria esistenza e’ in pericolo. Non e’ dogmatismo ma sociologia spicciola, caro Santoro. Addossiamo tutto al fascista di turno, soffiamo sul fuoco razziale e l’unico risultato sara’ stato quello di acuire uno stato di perenne allarme sociale e di derive incontrollabili.

Il paese ha bisogno di scelte chiare e di una politica lungimirante che non puo’ essere ne’ la politica delle sanatorie incondizionate ne’ quella delle espulsioni in massa. L’una e l’altra via  sono incomplete e rappresentano una risposta irrazionale e demagogica in ogni caso. Non comprendere lo stato di malessere che  provano gli italiani in fila per una casa popolare o per un asilo e’ lo stesso errore che commette chi pensa di poter ergere un muro in grado di proteggere il nostro piatto da un miliardo di affamati.


LA PALINGENESI DELL’ ESTREMA DESTRA

ottobre 1, 2008

 

Noi, brutti, sporchi, cattivi e pure fascisti…con signorile garbo salutiamo la venere milanese, la ”nostra signora del botox”, la dama con bava alla bocca etc etc etc etc….nel giorno della sua dipartita.

Le auguriamo ogni bene, ogni agio, ogni fortuna anche se un dubbio e un interrogativo ci resta nella gola e ci brucia nello stomaco : cara signora , ma “che ce sei venuta a fa’ ? “

Ci chiediamo il senso del balletto politico di questa donna (definirla un soggetto politico appare una forzatura, anche se siamo abituati ad  una classe politica che e’ quello che e’). Abbiamo negli occhi la sua ouverture all’assemblea costituente del partito, il suo essere “fiammista” fiera dei ragazzi  che le attaccavano i manifesti  e conserviamo nelle orecchie  le sue parole al vetriolo, le sue battute da “camionista san babilino”.

Oggi e’ il giorno della palingenesi, della rinascita dopo un percorso catartico e di espiazione, che vede la destra italiana riappropriarsi del suo spazio, del suo fluido vitale, della voglia di confrontarsi con il resto del mondo dopo essersi, finalmente , spogliata degli orpelli propri di una visione paleolitico-borghese ultraconservatrice e finalizzata allo sfruttamento del cuore (grande) di una comunita’ , per esclusive mire personalistiche.

Oggi i ragazzi , che ieri erano lodati per l’assalto alla cupola del “grande fratello” , sono additati come “estremisti violenti da recuperare ai valori democratici”. Qui da recuperare, a mio giudizio, ci sarebbe solo la dignita’ -irrecuperabile- di una persona che non trova pace se non nell’apparire, nelle buone frequentazioni, nel continuo ed ossessivo bisogno di autocertificare la propria esistenza in vita tramite un articolo di giornale o di una trovata mediatica.

La politica e’ questo?

Davvero siamo arrivati al completo depauperamento di ogni  valore, di ogni ideale, di ogni anelito storico e siamo approdati in forma indolore ad una politica di plastica, usa e getta, finalizzata ad un titolo onorifico ed a un cappellino nuovo?

Ora e’ il momento di riprenderci cio’ che ci spetta, cio’ che abbiamo ingenuamente affidato a mani unte e maldestre tenendo alta in noi la consapevolezza che la manipolazione del nostro essere e’ iniziato sin da Fiuggi e la “nostra signora del botox” non e’ che l’ultima pedina di un gioco che ha ormai nauseato tutti gli spiriti liberi.

Cento volte ho scritto :meglio con un comunista onesto che camminare con uno che e’ camerata per interesse. Mille volte sono pronto a riscriverlo se questo puo’ rappresentare una speranza per l’Italia democratica.

Noi non abbiamo da chiedere scusa a nessuno e per nulla, gli schiaffi li abbiamo presi e restituiti, in una logica politica che ha fatto del confronto, talora sanguinoso, il palcoscenico che ha visto confrontarsi due generazioni di ragazzi ieri e di uomini oggi.

Non siamo antidemocratici, anzi la democrazia e’ un valore fondante della nostra azione politica ed e’ proprio oggi che al governo siede una “pseudo-destra”, e ne dovremmo esser contenti, che sale il nostro grido di allarme verso una deriva morale  che trasforma  l’”impensabile” in normale routine di governo.

No, non siamo affatto contenti di questo governo, della sua distanza siderale dalla gente e dai suoi bisogni, dal suo imporre decisioni con lo stle di un consiglio di amministrazione e non di una repubblica democratica rispettosa di un parlamento.

Non esiste una opposizione vera e capace, Veltroni fa una figura miserrima ed e’ tutto impegnato a tentare di riprendersi un consenso interno al suo partito che, di fatto, ormai e’ svanito come neve al sole. Anzi PD e PDL “inciuciano”, mescolano le carte a loro piacimento,  innalzano sbarramenti , aboliscono le preferenze e fanno finta di litigare. L’ IDV e’ tutta concentrata a salvaguardare la casta dei giudici e perde di vista i problemi di tutti gli Italiani, mostrandosi accecata da un odio antiberlusconiano che la impoverisce di ogni proposta politica volta al futuro e alla costruzione di un paese che non sia uno stato di polizia giudiziaria e dove i cittadini possano passeggiare senza il codice penale sottobraccio.

Alle prossime elezioni europee sara’ dura per noi e per i non asserviti, per quelli che stanno fuori dal parlamento e non riescono a dare voce alla propria gente. Il sistema, la casta autorefernziante, si compatta e si supporta in barba ad ogni divisione politica per la primigenia necessita’ di difendere il proprio potere ed il proprio status.

Ci dobbiamo chiedere se “gli eletti” ( o “nominati” come sarebbe piu’ consono appellarli) siano i rappresentanti di uno stato democratico o, invece, siano essi stessi i piu’ acerrimi nemici della democrazia partecipativa.

Berlusconi  non vuole , per l’appunto, una democrazia  di partecipazione e punta senza mezzi termini ad una democrazia plebiscitaria, ove il consenso si compra con spot e provvedimenti sfavillanti come i fuochi d’artificio a Ferragosto di cui, inevitabilmente, dopo 5 minuti nessuno ne ha piu’ memoria.

Prima delle europee ci saranno le regionali in Abruzzo e la casta si ricompatta in buon ordine, vedendo la formazione di un blocco PD-IDV-UDC cui si opporra’ il PDL in navigazione solitaria. La destra sara’ l’agnello sacrificale cosi’ come nell’altro campo sara’ sacrificata Rifondazione Comunista.

Continuo a sostenere che DOBBIAMO trovare il coraggio di scelte coraggiose e antistoriche, saltare il fosso per il bene dei nostri figli ed unire le forze per un nuovo MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE. Una azione politica ardita che possa sconvolgere gli equilibri artificiali che ci stanno costruendo intorno.

Non c’e’ destra nel PDL cosi’ come non c’e’ sinistra nel PD e’ un dato di fatto di cui tutti noi dobbiamo prendere atto ed essere consapevoli che questo millennio si e’ aperto con il piano preciso di annichilire ogni coscienza, ogni sussulto morale, ogni ideologia e , fatto ben piu’ grave, ogni idea di rinascita.

In questa realta’ appiattita, ogni pensiero non conforme e’ considerato estremismo e noi dobbiamo essere fieri portatori di questo virus che, speriamo, contagi presto tutta la societa’ civile .


Alla fiera dell’Est

settembre 19, 2008

Alla fiera dell’est …per due soldi l’angelo della morte  tento’ di vendere la mia patria.

Non potendola vendere per intero la fece a pezzi, la divise in tranci, le carni ancora vive schizzavano sangue caldo, ma l’angelo con le mani ancora sporche  offriva la sua mercanzia  “al mercato” con un sorriso bonario e sguardo imbonitore.

Questa e’ la visione che ho quando provo a chiudere gli occhi ed penso alla mia patria.

L’epopea dell’Alitalia cosi’ m’appare : un corpo unico dissacrato da un coacervo di interessi contrapposti, di aspirazioni inconfessabili, di egoismi assunti allo stato dell’arte.

Di chi e’ la colpa non lo sapremo mai, nell’italiota usanza dello scarica barile, nel rinnegare le proprie responsabilita’, nel distrarre l’attenzione, siamo maestri e non abbiamo nulla da imparare da nessuno.

“Un popolo di santi, di navigatori……” come sono lontane le parole incise sul marmo dalla realta’ attuale, sembrano parole degne della preistoria se confrontate alla deriva morale  della nostra nazione.

Non voglio fare il punto sulla telenovela Alitalia, non e’ mio compito e ci sono persone ben piu’ preparate di me, ma non posso esimermi dal fare considerazioni di carattere etico e morale.

Etica e morale, due paroloni giganteschi, due pesi insopportabili per la classe dirigente del nostro paese.

UNo Stato che vive sulle trovate d’ingegno, sulle furbate, sulle astuzie mediatiche, sui colpi bassi, sugli incuici tra finti nemici.

Ecco e’ questo il panorama politico che si offre a chi apre una finestra e guarda dentro la nostra Italia.

Un popolo incapace di un minimo sussulto di dignita’, coscienze anchilosate dal servilismo e dal cinico soddisfacimento delle proprie personali esigenze. Un popolo reso schiavo e contento di questo suo status, plebe che bacia la mano del potente  per averne benevolenza in cambio della propria dignita’.

UN popolo che non vale i due soldi del topolino della fiera dell’est…

Perche’?

Come siamo arrivati a tanta nullita’ , non basteranno chilometriche dissertazioni sociologiche per trovare la risposta e, quand’anche la si trovasse, sarebbe una risposta di comodo perche’ come diceva Brecht :”Rivoltatela come vi pare, prima viene lo stomaco, poi viene la morale.

Questa e’ stata la summa della rielezione del cavaliere al governo: un popolo che per i bisogni dello stomaco ha rinunciato ad ogni tipo di morale.

Ci troviamo dinanzi ad un gruppo di governanti che plaudono se stessi, che s’affrettano  a negare ogni responsabilita’, che si nutrono  del nostro tessuto umano e sociale senza nessun pudore.

“La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator , forbendola a’ capelli del capo ch’elli avea di retro guasto” …l’immagine dantesca del Conte Ugolino che si nutre delle carni dei suoi figli, non ho trovato nulla di piu’ adatto a descrivere  l’odierno rapporto tra il popolo italiano e la sua classe politica di aguzzini.

La colpa e’ nostra, di ognuno di noi nel momento stesso in cui accettiamo di essere parte passiva di questo scempio.

Qualcuno, in un sussulto di rabbia, parla di rivolta armata, di  una tempesta nucleare in grado di radere al suolo tutto questo sistema marcio e malato….io lo approvo, lo comprendo, lo ammiro.

Ormai non e’ piu’ giusto essere armati di sola rassegnazione, occorre armarsi di azione e determinazione nel voler veramente fare una guerra di liberazione.

Le nostre armi devono essere quelle della rivolta morale e sociale, il coraggio di non piegarsi a logiche che tendono a sterminare chi non si omologa.

Va bene  lo sbarramento al 5%, al 10% , non devono essere questi gli ostacoli in grado di scoraggiarci, dobbiamo ritrovare l’unita’ di intenti e la forza di capeggiare  una insurrezione morale che sia in grado di ridarci la nostra dignita’ di cittadini.

Per Alitalia forte deve essere la nostra voce, in grado di bucare la cortina fumogena imposta dai media, forte deve essere il nostro incitamento affinche’ si giunga ad una opera di responsabilizzazione dei lavoratori attrraverso il primo esempio di quella SOCIALIZZAZIONE delle imprese che tanto cara e’ a chi crede nell’uomo in quanto lavoratore.

NOn vendere, non svendere, non far fallire -per consegnare nelle mani del capitalismo squattrinato dei salotti della borghesia italiana- ma affidare agli stessi lavoratori il compito di essere la fenice di se stessi.

Solo cosi’ ripuliremo una azienda che deve essere l’orgoglio dell’Italia dalle mani unte degli speculatori e dei sindacati servi delle opposte fazioni.

Cosi’ torneremo a dare dignita’ a tutti i lavoratori che saranno chiamati in prima persona ad essere PADRONI  di loro stessi.

La terza via e’ la strada che sgretola il muro delle clientele e delle servitu’, che azzera la vilta’ dei fannulloni e degli imboscati…e’ la via di chi vuole tornare a vivere per se stesso e non conto terzi.

La terza via deve essere il nostro credo nel giorno in cui Marina Berlusconi assurge al soglio di Mediobanca.

Clicca qui e vota questa citazione!Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre crescenti: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.Leggi i commenti. Immanuel Kant.


“ECCE HOMO ! “

settembre 14, 2008

 

Rullano i tamburi e scandiscono i passi di una marcia lenta e sofferta, una marcia della memoria, del ricordo, dell’appartenenza.

Gli occhi bassi, il fumo delle fiaccole, il chiarore di una luce mossa dall’aria fredda di una Roma che appare immobile e incapace  persino di piangere, stretta da una morsa di dolore vero e profondo che sgorga dal cuore e che annega nelle intime risposte che ognuno di noi cerca di darsi.

Cosi’, con queste immagini negli occhi e nel cuore, provo a rileggere le parole dette ieri da Gianfranco Fini.

Mi astengo dal fare ogni considerazione sul Fini uomo e militante dell’MSI, evito di fare commenti sui danni dell’almirantismo che disconobbe il volere dei giovani del Fronte della Gioventu’ che, pur nell’ inesperienza della loro giovane eta’ , non scelsero Fini come loro segretario, ma lo subirono come scelta sciagurata imposta da Giorgio Almirante.

Il Fini di ieri e’ l’uomo della coerenza e’ l’uomo che a partire da Fiuggi ha fatto una precisa scelta di campo ed oggi la rivendica e la puntualizza con maggior chiarezza e senza infingimenti.

Egli a Fiuggi ha fatto nascere un partito , AN, che nei fatti e’ sempre stato un partito antifascista e ieri ne ha rivendicato i valori fondanti e la collocazione parlamentare.

Quando Fini parla di destra europea e antifascista io mi perdo, non riesco a oggettivizzare le fonti del suo pensiero, le radici cui egli fa riferimento non sono e non possono essere le mie stesse radici.

Troppo distante e’ la visione morale, troppo inconciliabile e’ quella filosofia di vita, quel senso di intima appartenenza che , da sempre, ha caratterizzato tutti coloro che si rifanno ad una precisa collocazione politica e umana.

Fini ha fatto quello che doveva fare, con la freddezza ed il cinismo che gli sono stati accanto in tutti questi anni.

IL prossimo 7 gennaio  il buon Gianfranco si evitera’ di prendere freddo ad Acca Larentia, avra’ il buon gusto di partecipare ad altre commemorazioni di matrice antifascista e non verra’ ancora a mescolarsi tra noi spargendo vigliacca ed ipocrita commiserazione sul sangue di quei ragazzi che in quegli anni gli marciavano accanto.

Fino a ieri molti in An hanno fatto finta di non capire, di non sentire bene, di non  aver compreso fino in fondo la portata dell’abiura di Fiuggi e per 15 anni hanno continuato a militare in un partito antifascista  continuando a fare il saluto romano.

Magie dell’opportunismo, del carrierismo, della ribalta personale che tutto travolge, che tutto obnubila, che trasforma la verita’ in bugia e innalza la menzogna  al valore di credo.

E’ contro costoro, contro questi accoliti, che oggi mi sento di puntare il dito, contro le loro celtiche appese al collo, contro il loro sentirsi camerati.

Il coro di consensi seguito alle parole del boss sono l’umiliazione piu’ grande che tutta la nostra comunita’ abbia  mai subito. La nostra carne e’ stata straziata dai nostri amici, da coloro i quali ieri erano camerati ed oggi si piegano ai valori dei nostri avversari.

Ho piu’ stima dei comunisti, ho piu’ rispetto di coloro che hanno sprangato Ramelli perche’, in fondo, loro pur nella efferatezza e nella ferocia dei loro atti erano nostri nemici dichiarati, erano “onestamente” dall’altra parte.

Ora ad Alemanno e soci mi sento di dire che anche le loro mani sono intrise di quel sangue, che anche loro nell’oppurtunismo delle loro scelte  hanno avuto una parte attiva nel compimento di quel martirio.

A Tremaglia, a Ciarrapico, alla Mussolini, a Romagnoli e a quant’altri oggi non trovano la dignita’ ed il coraggio di far sentire la loro voce di dissenso e non fanno scelte coraggiose e di onore,  faccio un gesto di saluto.

Un saluto con il pugno chiuso.

La gioiosa marcia fascista, carica di fede, di onore, di lealta’ oggi riprende piu’ gagliarda e compatta, le parole di Fini hanno scavato un solco tanto grande da non permettere piu’ a nessuno di cimentarsi in piroette ed equilibrismi politici.

O con noi  o contro di noi :  la scelta degli aennini non ci appartiene, ci scivola addosso procurandoci  un senso di schifo e di fastidio ma regalandoci, finalmente, un orizzonte politico di assoluta liberta’ e di nitida chiarezza.

Ora spetta a noi recitare il ruolo che ci compete sul palcoscenico della politica italiana, ora spetta a Storace e a La Destra  rivendicare con forza l’appartenenza ad una sponda politica che non abiura a nulla ma che, anzi, rivendica con orgoglio una precisa appartenenza di storia e di valori.

Ci attendono momenti duri, nuove pugnalate da chi avevamo accanto, ma tutti coloro che avranno il cuore di restare nella nostra trincea sapranno senza confusione e senza alibi chi e’ il nostro nemico.

Pd e PDL esprimono compiutamente il palesarsi di una vera e propria monocrazia e noi, solo noi, rappresentiamo qualcosa di diverso e di unico per tutti coloro che non si riconoscono nei precetti dell’antifascismo.

Ora, come Pilato grido’ ai giudei “Ecce Homo!” mostrando il Cristo flagellato, allo stesso modo indico a tutti i camerati e a tutti gli anti- antifascisti , la figura di Francesco Storace quale unico e coraggioso portabandiera della nostra idea.

Con fierezza, e con disprezzo per chi ha tolto la camicia nera per indossare un bel blazer blu di massonico opportunismo, invito tutte le anime integre e tutti coloro che ancora CREDONO, a serrare i ranghi e a continuare la marcia.

Noi non siamo soli, abbiamo alle spalle quel carico di storia e di umanita’ che per i finiani ha rappresentato un fardello troppo grande e troppo pesante per le loro schiene, tocca a noi e solo a noi issarlo sulle nostre teste e condurlo dove merita: nell’onore della storia e nell’amore di una comunita’ che in silenzio continua il suo cammino.

Non posso esimermi dal non rivolgere un addolorato pensiero a quelle schiere di giovani che ieri erano  presenti innanzi alle parole di Fini e non hanno trovato la forza e l’orgoglio morale di reagire : se essi dovevano essere la nostra speranza per una futura classe politica degna , e’ palese che a chi nasce schiavo e si crogiola beatamente in questo suo status, non si possono chiedere scatti di carattere ne’ rivendicazioni morali.

Avanti, amici miei, ora sta a noi proseguire degnamente  la marcia intonando i canti che piu’ cari sono ai nostri cuori “….per l’onore ! “


8 settembre 1943

settembre 8, 2008

8 Settembre

Sopra ogni sentimento o risentimento di carattere personale e familiare, domina il dolore lacerante per la ricorrenza della morte della Patria, per la scomparsa di un’Italia onesta, pulita e rispettata nel mondo. Se in noi prevalesse la passione della fazione – come sarebbe logico e naturale per tutto quanto le nostre famiglie hanno dovuto ingiustamente subire e per gli insulti e gli anatemi che da sessant’anni e ancora in questi giorni di liturgia resistenziale ci vengono lanciati – dovremmo gioire nel vedere la nazione dissanguata dai ladri, dissestata dai profittatori, infestata dai portaborse, crocefissa dagli assassini di Stato, derisa ed insultata dallo straniero, quale risultato della Repubblica nata dalla resistenza ( così si sono comportati i nostri avversari durante la guerra ! ). Però noi siamo antropologicamente diversi, e la nostra diversità ci condanna alla sofferenza, a quella sofferenza che noi consapevolmente offriamo quale tributo per la redenzione della Patria nella quale fermamente crediamo. Ma una cosa vogliamo riaffermare con forza: noi non siamo dei rassegnati, non ci sentiamo dei vinti, siamo dei combattenti e soprattutto dei volontari che, anche nei momenti più duri e difficili, non si lasciano sopraffare dall’amarezza e dallo sconforto, ma sanno reagire facendo appello a quelle risorse interiori che distinguono gli uomini dal gregge e che rappresentano il valore intrinseco del volontarismo, dal momento che il volontario di guerra rimane volontario tutta la vita. Noi vogliamo vivere da protagonisti i momenti in cui occorre rompere l’incantesimo di una “legalità” posta ed imposta dai vigliacchi che hanno fatto dell’antitalianità, del pacifismo e del disfattismo la loro bandiera e da una classe dirigente che da sessant’anni rappresenta il ” paese “; un’accozzaglia di personaggi senz’altro abili ed esperti negli affari e negli intrighi, ma logori, scettici e imbelli, la maggior parte facenti capo a quel ceto parlamentare di cui sono al tempo stesso clienti e padroni, vittime e carnefici, immeritevoli del posto di comando per chi voglia riguardare, senza spirito fazioso, la storia tormentata dell’Unità d’Italia, dal Risorgimento e attraverso tutte le guerre combattute ed i sacrifici offerti e sofferti per la grandezza della Patria fino alla Repubblica Sociale Italiana, dove uomini e donne di ogni età, ceto e condizione ( con l’esclusione della razza padrona dei capitalisti ! ) seppero superare l’angoscia del tradimento e andarono a risollevare dal fango il Tricolore perché sentirono prepotentemente l’Italia che era in loro e che non poteva né doveva morire nel disonore. E’ in questa ottica che va valutato il fenomeno del “volontarismo ” che non deve e non può confondersi con l’arruolamento volontario ordinario che é in uso in tutti gli eserciti accanto al servizio obbligatorio.
Dopo l’infausto 8 settembre 1943, nel disfacimento morale e materiale della Nazione, la grande impresa volontaristica coinvolse direttamente oltre cinquecentomila italiani ( molti provenienti anche dall’estero ! ) i quali, superando anche l’eccessivo formalismo della disciplina militare tradizionale comune a tutti gli eserciti, affermarono brillantemente – con il loro comportamento – le ragioni spirituali di una disciplina più intima e più consapevole e fornirono, alla stessa scienza militare, elementi pratici e psicologici di grande importanza. Un patrimonio, questo, che noi sopravvissuti abbiamo il dovere di trasmettere ai giovani ancora sensibili a questi nobili sentimenti, nella speranza che il substrato spirituale volontaristico riesca a superare gli attuali tempi bui e possa rappresentare quell’elemento dinamico di un riscatto nazionale che – prima o poi – si dovrà verificare, nella consapevolezza che ” più buio che a mezzanotte non viene ! ” Si tratta soprattutto di trasmettere un messaggio pedagogico che specifichi in maniera chiara e coerente che il volontarismo della R.S.I. più che rappresentare un momento particolare della recente storia italiana, di quella negata e travisata attraverso la menzogna elevata a sistema, testimonia un atteggiamento dello spirito, in quanto attesta e rivela talune peculiari qualità come la volontà di osare, la prontezza e la tempestività della risoluzione, il valutare il momento e l’efficacia dell’azione, ma soprattutto il subordinare i meschini interessi egoistici ai grandi interessi della Nazione intesa quale comunità di popolo, di lingua, di storia, di tradizione, di fronte ad avvenimenti drammatici e decisivi. E’ sotto questo profilo che il volontarismo rappresenta un aspetto non contingente ma permanente nella vita dei combattenti che, in un momento difficile e drammatico, si ribellarono al tradimento e seppero opporsi all’imbelle adagiarsi sulle posizioni raggiunte, al pavido conservatorismo di coloro che temettero di perdere ciò che avevano accumulato, al vile ritirarsi di coloro che non seppero rischiare pure nel momento in cui era in gioco l’Onore della Nazione e la sopravvivenza stessa della Patria. Anche sul terreno concreto dell’azione politica il ” volontarismo ” ha un suo modo d’essere universalmente riconosciuto nel senso che dà rilievo e carattere ad un certo momento storico e ad una determinata entità statuale che si distingue, come nel caso della Repubblica Sociale Italiana, nella decisa volontà di osare l’impossibile nell’affrontare il destino in maniera risolutiva e, al tempo stesso, forzarlo, nella necessità contingente di uscire dal vago, dall’incerto, dall’abulico, insomma ” prender partito ” come suol dirsi, consapevoli che in caso contrario si viene sempre soggiogati ed asserviti. La storia del volontarismo nella Repubblica Sociale Italiana costituisce pertanto uno degli aspetti più tipici e significativi della partecipazione italiana all’ultimo periodo della 2a Guerra mondiale, una guerra ormai perduta sul piano militare ma che esigeva il sacrificio della parte più genuina del popolo per riscattare l’onta del tradimento che aveva finito per vanificare, sul piano storico, le prove di coraggio e di eroismo che il soldato italiano aveva fornito in cielo, in mare e in terra su tutti i fronti e sotto tutte le latitudini in cui aveva tenacemente combattuto per lunghi anni. Quindi, il fenomeno volontaristico della Repubblica Sociale Italiana si innesta naturalmente nel filone del volontarismo che ha segnato le tappe di quella rinascenza nazionale che ha evidenziato, fin dal Risorgimento e nei vari periodi, le caratteristiche di una stirpe italica capace di dure rinunce e di sacrificio supremo nello spirito di una ascetica dedizione alla Patria tendente a tradurre in realtà le affermazioni ideali. Ma nel fenomeno volontaristico della R.S.I. troviamo un aspetto che rappresenta un ” unicum ” nello stesso mondo elitario del volontarismo italiano, anche se questa consapevolezza é stata acquisita razionalmente solo in un secondo momento da parte degli stessi protagonisti. La guerra era ormai perduta sul piano militare e riprendere le armi aveva come motivazione principale quella di combattere ” PER L’ONORE D’ ITALIA “. Ma questa scelta assumeva, in quel particolare momento, anche il significato di servire l’Italia in mistica purità di spirito sacrificale. I volontari della R.S.I., in comunione con i prigionieri di guerra ” non cooperatori”, divenivano così ” asceti della Patria ” e traducevano in realtà operante l’educazione ricevuta nella Scuola gentiliana, la cui etica e la cui pedagogia si possono riassumere nel binomio “pensiero e azione “, in cui l’azione non é pura prassi meccanica, non é semplice attivismo – sia pure ideale – ma é azione cosciente della volontà umana che tende ad attuarsi in una realtà oggettiva in quanto é in possesso di un compiuto mondo spirituale che urge alle soglie della propria umanità per tradursi in offerta e sacrificio. Lo stato d’animo di questo atteggiamento spirituale, lo ritroviamo emblematicamente nei versi di una delle nostre più significative canzoni strafottenti cantate in Repubblica Sociale:
” VOGLIAM MORIRE TUTTI CROCIFISSI
PER RISCATTARE UN’ORA DI VILTÀ,
SE CI RESTASSE DI VITA UN SOL MINUTO
NOI LO VIVREMMO PER L’ETERNITÀ. ”
Con queste intenzioni noi, in questo giorno, preghiamo sulle tombe dei nostri Martiri.

Stelvio Dal Piaz – Fiamma Bianca – Vicepresidente Nazionale Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci R.S.I. – CONTINUITA’ IDEALE


Blocco Sociale Nazionale e Socialismo Nazionale

settembre 7, 2008

 

Nota politica del 07 Settembre 2008

 

 

 

 

Dopo un cordiale e fattivo incontro avuto con il Dr. Giovanni Palombo – portavoce del gruppo di pensiero e azione determinatosi nel Blocco Sociale Nazionale all’interno del partito politico de “La Destra” – è stato condiviso da entrambi il rapporto sempre più sinergico che sta maturando tra il gruppo BSN e l’attività di associazionismo di centro studi politico-culturali propria di Socialismo Nazionale.

Per questa ragione e secondo un  modulato prospetto progettuale e programmatico concordato è stato deciso che il sottoscritto Maurizio Canosci sia cooptato nel gruppo BSN come primo passo di un possibile coinvolgimento di Socialismo Nazionale nel suo insieme di Comunità nelle vicende partitiche de “La Destra” fatto salve le conclusioni congressuali che saranno oggetto di attenta analisi in una nostra riunione congiunta già prefissata per il prossimo 15 novembre.

La cooptazione in BSN segue un percorso necessario per ritrovare una unità d’insieme nella creazione di un laboratorio politico – secondo il principio fondativo delle Comunità di Socialismo Nazionale – che sia il punto gravitazionale di attrazione di molte realtà territoriali in uno schema di movimentismo alternativo ed antagonista al modello di sviluppo liberalcapitalista, estraneo alle utopie marxiste ma fortemente socializzatore e partecipativo, all’interno di una struttura partito.

Questa spinta propulsiva dovrà anzi evitare proprio la sclerotizzazione tipica del partitismo valutando più interessanti – per esempio in una prima fase – competizioni elettorali territoriali di conquista piuttosto che sfibranti ricerche di rappresentanze parlamentari inutili e poco attinenti alle necessità del Popolo, lontane come sono nella degenerazione di “Casta” rispetto ai bisogni reali.

Questa spinta propulsiva dovrà “muovere” la nostra politica verso le Genti e non verso il “palazzo” che è e rimane l’obiettivo in funzione solo di una finalità strategica rivolta alla creazione in Italia dello STATO NAZIONALE DEL LAVORO.

Ciò sarà possibile evidentemente solo rifiutando in maniera netta e categorica qualsiasi confluenza o aderenza politica con la “monocrazia” bipartitica del Partito Democratico e del Partito delle Libertà, dialogando invece con tutte le realtà sociali, del lavoro e della politica che si propongono – come noi – la Liberazione Nazionale dell’Italia da ogni ingerenza straniera e da tutte le lobbies, le sette segrete e logge massoniche di ogni ordine e rito, laiche o clericali che siano; e solo su queste basi non poniamo pregiudiziali come pretendiamo altresì non siano a noi poste.

In questa prima fase non è previsto, né ritenuto necessario, da parte mia – pensiero condiviso anche dal Dr. Palombo –  il tesseramento formale al partito come tale; ciò sarà oggetto di valutazione nella sopraddetta riunione del 15 novembre.

Entrambi infatti riteniamo che conti più la sostanza della cooptazione nel gruppo BSN del portavoce di Socialismo Nazionale – che così apre il partito LD a possibili realtà politiche esterne NON OMOLOGABILI – piuttosto che formalismi – a cui si adempierà in secondo tempo alla luce delle risposte della dirigenza de “La Destra” – che potrebbero poi anche essere non più di un singolo esponente SN.

Le reciprocità in questo caso è naturalmente ovvia; se al contrario LD chiude le porte vorrà dire che BSN e SN apriranno insieme una nuova autonoma… .finestra di dialogo a 360 gradi per la nuova risorgenza italiana ed europea.

 

IN ALTO I CUORI.

 

Maurizio Canosci


Divide et impera

settembre 6, 2008

 

“Il metodo che adottano per controllare l’opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile.
Ne aumentano le fazioni riducendo le interazioni, moltiplicando le incomprensioni e dividendo le persone”
Frankie Hi Nrg Mc
In tre righe e’ condensato tutto e sono parole che suonano come un epitaffio al buon senso, all’illuministica saggezza della ragione umana.
Il mondo e’ schiavizzato dalla pancia, da sentimenti artificiali che vengono insufflati ad arte nelle vene  del popolo che, confuso e cieco, finisce sempre col fare come i capponi di Renzo di manzoniana memoria.
I fatti piu’ recenti di ROma  -per evitare di andar a scomodare gli anni 70 e il rivolo di sangue che ancora tarda ad asciugarsi sull’asfalto di una Italia senza pace, senza vinti e senza vincitori-  l’aggressione al militante di sinistra qualche giorno fa  e la risposta con l’attentato incendiario al Circolo Futurista di Casalertone, sono l’esempio  di quanto il divide et impera sia una vera e propria scienza.
Con la extraparlamentarizzazione delle ideologie che hanno, comunque, attraversato e profondamente segnato il novecento europeo e mondiale, milioni di persone , a destra come a sinistra, si sono ritrovate prive di ogni rappresentanza parlamentare, prive di ogni voce in capitolo e destinate a subire passivamente le scelte di un governo in larga parte in mano ai massoni.
In questo annichilimento politico, l’unico elemento in grado di salvaguardare l’unita’ dei vari movimenti e’ la idealizzazione di un NEMICO.
Non importa in realta’ se questo nemico sia vero o fasullo, l’importante  e’ che ci sia nelle menti e che abbia un forte potere evocativo.
Fascismo ed antifascismo : il piatto avvelenato e’ bello e pronto.
Tratto fuori dal congelatore delle umane idiozie, viene servito alla bisogna con la consapevolezza  che fara’ sempre e comunque il suo effetto.
Ecco allora che  giovani di destra malmenano ragazzi di sinistra, che a loro volta rispondono  con un attentato incendiario.
Insomma piccolezze…ancora, ma sufficienti a innalzare  e rinvigorire il muro che divide le opposte fazioni.
Il problema e’ che sono passati decenni dai giorni tragici  della guerra civile italiana e gli attori di questo odierno  confronto, su sponde diverse, appaiono “improvvisati” e quasi inconsapevoli.
Non hanno avuto negli occhi l’orrore  della morte, il puzzo della polvere da sparo: il loro essere fascisti o antifascisti  e’ asettico, cartaceo, storiografico e, pertanto, inutile.
Allora nelle menti libere deve sorgere o insorgere la domanda: ma perche’ tutto questo?
A chi giova mantenere divise le energie sociali di un paese?
La non comprensione dell’inutilita’ di una contrapposizione politica deriva, a mio vedere , dalla genuina necessita’ di potere, di una classe dirigente  che ormai,  svuotata di ogni appeal morale, di ogni simbolismo , di ogni fuoco politico, trova  nella evocazione di antichi spettri il migliore strumento per la propria autoreferenziazione.
All’inizio del post c’e’ la fotografia di Nicola Bombacci : un comunista fascista o un fascista comunista.
Un socialista rivoluzionario, un marxista  leninista amico di Benito Mussolini.
Declinando tutte le attribuzioni ideologiche che si possono fare a
 quest’ uomo si cavalcherebbe gran parte dell’intero arco parlamentare odierno.
Grandezza di Bombacci o piccolezza delle nostre menti  e della nostra visione politica  formata su una strutturale visione da “buco della serratura ” ?
Se, ad oggi,  non c’e’ un uomo politico con il carisma, la forza d’animo e la volonta’ morale di indicare una via comune, un percorso di buon senso e di volonta’ di rinascita, per un tessuto sociale che sappia saltare a pie’ pari il recinto ideologico del fascismo e dell’antifascismo, siamo per questo noi giustificati dal desistere  da ogni tentativo di riscossa?
Credo di no, assolutamente  no.
E’ dovere morale di tutti noi fare autocritica e riuscire a togliere dagli occhi di quei ragazzi che si pestano per il colore di una maglietta, una visione miope della storia,  del divenire del mondo  e dell’umana convivenza.
Dobbiamo impedire loro di cadere ancora una volta nella trappola del divide et impera  che tutti  castra e tutti rende vinti.
Un precario, una famiglia  che non arriva alla fine del mese non possono essere ne’ di destra ne’ di sinistra: non esiste  tra loro  una differenza ideologica o politica che li possa far schierare credibilmente su sponde differenti.
Ecco e’ in questa direzione che tutte le forze che abbiano una forte componente sociale , siano esse di destra o di sinistra, devono trovare la forza politica e morale per ribellarsi a chi sfrutta la  loro divisione per renderli TUTTI  schiavi.
Se riusciremo a far comprendere questo ai nostri ragazzi allora li avremo resi liberi e  vincitori tutti insieme, senza distinzioni e senza padroni: fasci e compagni !
Il Blocco Sociale Nazionale e’ il tentativo di un gruppo politico che si e’ prefissato il compito di “essere trasversale” e di provare a mettere d’accordo i ceti proletari e popolari sul fatto che finche’ continueranno a darsele di santa ragione  tra loro, ci sara’ sempre qualcuno che gioira’ alle loro spalle.
Noi del BSN ci muoviamo in piena liberta’, senza vincoli o dogmi preconcetti: inseguiamo la realizzazione dello Stato Nazionale  del Lavoro in cui il lavoratore ritrovi dignita’ e liberta’ , liberandosi dalla gogna del salario e divenendo parte attiva  del processo produttivo.
Abbiamo proposto un articolato manifesto politico  che e’ on line sul nostro blog  www.bloccosocialenazionale.blogspot.com, abbiamo messo on line una nostra web TV ( nella cui programmazione ci sono interviste a Ferrando e ad esponenti della destra italiana ).
Lavoriamo senza preconcetti e preclusioni: se un comunista dice  una cosa  giusta per il progresso sociale  del popolo noi siamo pronti ad applaudirlo e a sostenerlo e lo stesso vale per un fascista.
Il male  non e’ ne’ il rosso ne’ il nero….ma sono le infinite sfumature di grigio che da troppo tempo avvelenano gli animi. 

“Il signoraggio : la truffa monetaria”

settembre 4, 2008

 

Il signoraggio è una truffa monetaria e psicologica a cui tutti noi siamo soggetti; truffa che, nascondendosi e potenziandosi dietro una cortina di silenzio, ha attraversato gli ultimi trecento anni senza lasciare trapelare nulla della sua esistenza.
Il più grande inganno del signoraggio, dunque, è stato far credere  che non esiste  ed è proprio grazie a questa diabolica tecnica che il signoraggio è padrone del mondo ma in maniera trasparente per tutti noi. Non si sentirà mai parlare di signoraggio in TV o sui libri, i politici non litigheranno mai per il signoraggio e mai la Guardia di Finanza ha arrestato qualcuno per tale reato.Il signoraggio è il massimo potere del pianeta e tutti noi ne siamo schiavi.Tecnicamente il signoraggio è il lucro che si genera dal creare moneta.La legislatura internazionale prevede attualmente che siano le Banche Centrali a creare moneta, sia contante che scritturale.Un esempio chiarirà il meccanismo:creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc..Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO.La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore:
il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE).I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chi ha creato quella moneta.Ovviamente chi crea moneta tende a segnare un valore nominale più alto possibile rispetto al valore intrinseco, altrimenti ci rimette.Avviene ad esempio nelle monetine da 1 centesimo poiché per farle occorre spendere 15 centesimi.Ora vediamo ciò che avviene nella creazione della moneta-oro e della moneta-carta.Anticamente le monete metalliche erano in oro e quindi con un valore intrinseco piuttosto alto. Il “signore” che coniava queste monete imprimeva loro un valore nominale più alto per poterci guadagnare e permettersi così un “aggio” economico notevole. Infatti questo Potente riceveva l’oro dai commercianti con la richiesta di convertirlo in moneta sonante e semplicemente metteva la sua effige per GARANTIRE la bontà del pezzo da lui creato (coniato). Era una sorta di garanzia e per questo aveva il suo guadagno. Ad esempio con 9 grammi d’oro si poteva coniare una moneta e dire che era da 10 gr. d’oro (ma in realtà composta da 9 gr. d’oro + 1 gr. di metallo non nobile). La differenza tra valore nominale (10) e valore intrinseco (9) era il signoraggio (un grammo d’oro per moneta). Verosimilmente l’operazione poteva essere eseguita dal Signore anche coniando 10 monete impiegando realmente 10 gr. d’oro per ogni pezzo ma trattenendone una come compenso, sempre del 10% di lucro si trattava! Quando all’oro si è sostituita la carta il discorso è peggiorato (per noi) e il signoraggio è arrivato a quasi il 100% Infatti per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano 30 centesimi di euro e consideriamo anche che tale banconota non è più legata all’oro (non ha più ‘copertura’ e non è più ‘convertibile’). Questo vuol dire che il Signore moderno, ossia chi oggi CREA moneta (ad esempio la BCE in Europa o la Federal Reserve negli USA) ha un potere enorme. Infatti questi organi privati (tutte le Banche Centrali sono private) possono ricattare o comunque influenzare intere Nazioni. Basti pensare che la Banca Mondiale (di proprietà della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra, a loro volta tutt’e due private e padrone anche del Fondo Monetario Internazionale) nega prestiti a quei Paesi che NON ACCETTANO di privatizzare il settore dell’acqua potabile! E questo è solo un esempio. Chi ha ben capito il meccanismo del signoraggio ora avrà anche compreso che ELIMINARE la banconota è un’azione PEGGIORATIVA in quanto sparisce, per le Signore Banche, il ‘costo’ e aumenta al 100% il signoraggio sulla moneta elettronica. Inoltre la moneta è sottoposta ad un interesse (ad. es. 3%) che fa lievitare il debito dei Cittadini di un Paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa! In pratica una moneta (banconota) da 100 euro costa al cittadino 103 euro e al Banchiere solo 30 centesimi. Questo è il signoraggio.  Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato, finalmente Sovrano, emettesse moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche (naturalmente quelle con valore nominale maggiore del valore intrinseco, ad esempio i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). I più smaliziati avranno capito ora la presa in giro del defunto governatore DUISENBERG nei confronti di TREMONTI quando quest’ultimo chiedeva di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore e l’ex governatore (morto in circostanze misteriose) rispose dicendo: “Ma il sig. Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio sulla massa di denaro sostituita?”. Dal momento che la banconota non ha un corrispettivo in oro (le banconote sono convertibili in dollari USA ma dal 1971 il Dollaro USA non è più convertibile in oro) non c’è ragione che ad emetterla sia una entità privata né tanto meno che questa entità abbia un monopolio su tale emissione. Inoltre le spese per servire questo prestito (interesse) sarebbero evitate e lo Stato, ovvero tutti noi, avrebbe la REALE autonomia di gestione del Paese. Chi teme che lo Stato possa in qualche modo iniziare a stampare moneta fuori misura e fuori controllo è una persona che non ha fiducia nello Stato.

Nell’anniversario della morte del Gen.Dalla Chiesa

settembre 3, 2008

http://it.youtube.com/watch?v=jAPfzAXQ5QA


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