Rullano i tamburi e scandiscono i passi di una marcia lenta e sofferta, una marcia della memoria, del ricordo, dell’appartenenza.
Gli occhi bassi, il fumo delle fiaccole, il chiarore di una luce mossa dall’aria fredda di una Roma che appare immobile e incapace persino di piangere, stretta da una morsa di dolore vero e profondo che sgorga dal cuore e che annega nelle intime risposte che ognuno di noi cerca di darsi.
Cosi’, con queste immagini negli occhi e nel cuore, provo a rileggere le parole dette ieri da Gianfranco Fini.
Mi astengo dal fare ogni considerazione sul Fini uomo e militante dell’MSI, evito di fare commenti sui danni dell’almirantismo che disconobbe il volere dei giovani del Fronte della Gioventu’ che, pur nell’ inesperienza della loro giovane eta’ , non scelsero Fini come loro segretario, ma lo subirono come scelta sciagurata imposta da Giorgio Almirante.
Il Fini di ieri e’ l’uomo della coerenza e’ l’uomo che a partire da Fiuggi ha fatto una precisa scelta di campo ed oggi la rivendica e la puntualizza con maggior chiarezza e senza infingimenti.
Egli a Fiuggi ha fatto nascere un partito , AN, che nei fatti e’ sempre stato un partito antifascista e ieri ne ha rivendicato i valori fondanti e la collocazione parlamentare.
Quando Fini parla di destra europea e antifascista io mi perdo, non riesco a oggettivizzare le fonti del suo pensiero, le radici cui egli fa riferimento non sono e non possono essere le mie stesse radici.
Troppo distante e’ la visione morale, troppo inconciliabile e’ quella filosofia di vita, quel senso di intima appartenenza che , da sempre, ha caratterizzato tutti coloro che si rifanno ad una precisa collocazione politica e umana.
Fini ha fatto quello che doveva fare, con la freddezza ed il cinismo che gli sono stati accanto in tutti questi anni.
IL prossimo 7 gennaio il buon Gianfranco si evitera’ di prendere freddo ad Acca Larentia, avra’ il buon gusto di partecipare ad altre commemorazioni di matrice antifascista e non verra’ ancora a mescolarsi tra noi spargendo vigliacca ed ipocrita commiserazione sul sangue di quei ragazzi che in quegli anni gli marciavano accanto.
Fino a ieri molti in An hanno fatto finta di non capire, di non sentire bene, di non aver compreso fino in fondo la portata dell’abiura di Fiuggi e per 15 anni hanno continuato a militare in un partito antifascista continuando a fare il saluto romano.
Magie dell’opportunismo, del carrierismo, della ribalta personale che tutto travolge, che tutto obnubila, che trasforma la verita’ in bugia e innalza la menzogna al valore di credo.
E’ contro costoro, contro questi accoliti, che oggi mi sento di puntare il dito, contro le loro celtiche appese al collo, contro il loro sentirsi camerati.
Il coro di consensi seguito alle parole del boss sono l’umiliazione piu’ grande che tutta la nostra comunita’ abbia mai subito. La nostra carne e’ stata straziata dai nostri amici, da coloro i quali ieri erano camerati ed oggi si piegano ai valori dei nostri avversari.
Ho piu’ stima dei comunisti, ho piu’ rispetto di coloro che hanno sprangato Ramelli perche’, in fondo, loro pur nella efferatezza e nella ferocia dei loro atti erano nostri nemici dichiarati, erano “onestamente” dall’altra parte.
Ora ad Alemanno e soci mi sento di dire che anche le loro mani sono intrise di quel sangue, che anche loro nell’oppurtunismo delle loro scelte hanno avuto una parte attiva nel compimento di quel martirio.
A Tremaglia, a Ciarrapico, alla Mussolini, a Romagnoli e a quant’altri oggi non trovano la dignita’ ed il coraggio di far sentire la loro voce di dissenso e non fanno scelte coraggiose e di onore, faccio un gesto di saluto.
Un saluto con il pugno chiuso.
La gioiosa marcia fascista, carica di fede, di onore, di lealta’ oggi riprende piu’ gagliarda e compatta, le parole di Fini hanno scavato un solco tanto grande da non permettere piu’ a nessuno di cimentarsi in piroette ed equilibrismi politici.
O con noi o contro di noi : la scelta degli aennini non ci appartiene, ci scivola addosso procurandoci un senso di schifo e di fastidio ma regalandoci, finalmente, un orizzonte politico di assoluta liberta’ e di nitida chiarezza.
Ora spetta a noi recitare il ruolo che ci compete sul palcoscenico della politica italiana, ora spetta a Storace e a La Destra rivendicare con forza l’appartenenza ad una sponda politica che non abiura a nulla ma che, anzi, rivendica con orgoglio una precisa appartenenza di storia e di valori.
Ci attendono momenti duri, nuove pugnalate da chi avevamo accanto, ma tutti coloro che avranno il cuore di restare nella nostra trincea sapranno senza confusione e senza alibi chi e’ il nostro nemico.
Pd e PDL esprimono compiutamente il palesarsi di una vera e propria monocrazia e noi, solo noi, rappresentiamo qualcosa di diverso e di unico per tutti coloro che non si riconoscono nei precetti dell’antifascismo.
Ora, come Pilato grido’ ai giudei “Ecce Homo!” mostrando il Cristo flagellato, allo stesso modo indico a tutti i camerati e a tutti gli anti- antifascisti , la figura di Francesco Storace quale unico e coraggioso portabandiera della nostra idea.
Con fierezza, e con disprezzo per chi ha tolto la camicia nera per indossare un bel blazer blu di massonico opportunismo, invito tutte le anime integre e tutti coloro che ancora CREDONO, a serrare i ranghi e a continuare la marcia.
Noi non siamo soli, abbiamo alle spalle quel carico di storia e di umanita’ che per i finiani ha rappresentato un fardello troppo grande e troppo pesante per le loro schiene, tocca a noi e solo a noi issarlo sulle nostre teste e condurlo dove merita: nell’onore della storia e nell’amore di una comunita’ che in silenzio continua il suo cammino.
Non posso esimermi dal non rivolgere un addolorato pensiero a quelle schiere di giovani che ieri erano presenti innanzi alle parole di Fini e non hanno trovato la forza e l’orgoglio morale di reagire : se essi dovevano essere la nostra speranza per una futura classe politica degna , e’ palese che a chi nasce schiavo e si crogiola beatamente in questo suo status, non si possono chiedere scatti di carattere ne’ rivendicazioni morali.
Avanti, amici miei, ora sta a noi proseguire degnamente la marcia intonando i canti che piu’ cari sono ai nostri cuori “….per l’onore ! “



