LA GIOIOSA MARCIA

LA GIOIOSA MARCIA

Un anno fa nasceva la Destra.
Un anno fa prendeva forma un nuovo sogno di rinascita e di impegno politico per tutti coloro che, come me, mai si erano voluti riconoscere nello squallore moderato e democentrico in cui era stata relegata la concezione stessa della destra italiana.
In tanti abbiamo guardato con trepidante speranza al sorgere di questo movimento politico che traeva origine da una precisa scelta, operata dai fondatori del partito, di compiere una frattura netta con chi aveva egemonizzato fino ad un anno fa, i valori e gli ideali provenienti dalla tradizione piu’ intima e profonda della destra italiana del novecento.
Abbiamo accolto con entusiasmo la speranza che La Destra potesse avere la forza, lo spirito ed il coraggio per rappresentare su di se quell’anima profondamente sociale e radicale che e’ propria di tutti noi.
Un imput che desse vita, finalmente, ad un elemento nuovo nel panorama politico nazionale, ad una formazione schiettamente posizionata su quei capisaldi della nostra formazione umana e culturale che altri avevano ormai negletto da tempo.
Una nuova fiamma, rivoluzionaria nei contenuti e nei concetti, un nuovo stimolo antiborghese nell’ accezione in cui si riconosca alla borghesia l’essere un freno puramente reazionario e conservatore.
Evola, Pound, Niccolai sono risorti ad una nuova riconsiderazione storica e filosofica, le teorie e le note presenti su “Tabula Rasa” hanno nuovamente iniziato a sferzare le coscienze di tutti noi.
Di tutti noi che abbiamo sempre avuto e condiviso una visione prettamente evoliana del nostro partito nella speranza che “Gli uomini del nuovo schieramento saranno antiborghesi, per via della superiore concezione, eroica e aristocratica dell’esistenza; saranno borghesi perchè disdegnano la vita comoda; antiborghesi perchè seguiranno non chi promette vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi.” ( Evola )
E ancora :
“Essenzialità, nuovo realismo nel misurarsi esattamente con i problemi che si imporranno, nel far sì che valga non l’apparire ma l’essere, non il ciarlare, bensì il realizzare, in modo silenzioso ed esatto, in sintonia con le forze affini e in aderenza al comando che vien dall’alto.” (Evola )
Abbiamo sussultato di terrore nell’assistere all’ ingresso di Silvio Berlusconi alla nostra assemblea costituente, non riuscendo a darci una risposta di cosa potesse mai accomunare noi ad un massone, ad un liberal-capitalista, a chi propugna la visione di uno stato-azienda senza anima e senza un mero scopo sociale.
Abbiamo visto accogliere il simbolo degli adoratori del vitello d’oro come un vate, un profeta di una nuova fede che non ci ha visti mai infervorati ma sempre molto scettici.
La sua vestale, il fido scudiero del cavaliere di Arcore e’ stato posto nella condizione di essere punta di diamante di una intera comunita’ che, ligia agli insegnamenti ricevuti, e’ riuscita a trovare spunti di apprezzamento anche in chi era il depositario , di fatto, del nulla assoluto.
La nostra politica, e sottolineo NOSTRA, deve ritornare alle sue primigenie origini, deve tornare a dare voce a chi voce non ha e non deve permettersi di usare per fini personali la forza di coloro che forza non hanno piu’ perche’ strangolati da un modello di vita e di socialita’ che sono l’antitesi al concetto dell’”UOMO LIBERO”.
“Questo noi dobbiamo affermare: che tutto ciò che è economia e interesse economico come mero soddisfacimento di bisogni fisici ha avuto, ha e sempre avrà, una funzione subordinata in una umanità normale; che di là da questa sfera deve differenziarsi un ordine di valori superiori, politici, spirituali ed eroici. ” ( Evola )
Quali, dunque , devono essere le nostre linee guida per una corretta aderenza ad i nostri incipit morali e politici ?
La mozione del Segretario Storace e’ senza dubbio un chiaro segno di volonta’ e di appartenenza, e’ il riconoscersi in quei valori che sono la nostra coscienza ed il nostro collante umano, e’ una mozione che nel complesso mi trova d’accordo ma che , a mio modo di sentire, non puo’ essere considerata come un punto di arrivo , bensi’, deve essere considerata un buon punto di partenza.
Si parte per ridare dignita’ alle classi sociali che non ne hanno, per dare dignita’ allo studio, al lavoro, alla famiglia, al pieno compimento dello spirito umano nel rispetto morale di ogni diversita’ e nel superamento di ogni ottuso antagonismo spostando il nostro fine ultimo ad un traguardo assai piu’ ambizioso e coraggioso.
Il crollo del capitalismo nelle sue malate fondamenta economico-finanziarie, lo scempio che pochi hanno compiuto a danno di molti ,non deve rimanere lettera morta ma deve essere un insegnamento in grado di orientare definitivamente il nostro agire politico.
Comunismo e capitalismo hanno partorito i loro figli deformi, hanno portato fame e miseria materiale e spirituale puntando tutto sull’ uguaglianza tra l’uomo e il suo prodotto.
Il capitalismo , assai piu’ subdolamente, ha spinto, nel modello anglosassone, l’uomo a diventare consumatore e sprecone, inducendolo a vivere al di sopra delle sue possibilita’ e delle possibilita’ di sostentamento dell’intero pianeta.
E’ arrivato dunque il momento di far sentire alta la nostra voce che si elevi tra le rovine delle borse mondiali ed indichi la strada per un futuro di “dignita’ sostenibile” per noi e per le prossime generazioni .
La Terza via, la socializzazione, la responsabilizzazione di tutti noi (non piu’ semplici comparse sulla scena del consumismo globale) ma attori di prima fila sulla scena del mondo.
L’uomo deve essere il nostro centro, la nostra cellula primordiale, la nostra primaria responsabilita’.
Quando abbiamo affrontato questi temi a viso aperto , nel nostro partito, spesso ci siamo trovati in mezzo al deserto, a dialogare con persone avvitate sui motivi barocchi di antichi minuetti, arroccate su visioni che identificano la destra come puro strumento di autoaffermazione e di conservazione dello status quo.
Nessuno stimolo di rivolta, nessun impeto di reazione, ma una cerebrale calma piatta volta a non turbare eventuali, possibili, alleati.
Questa non e’ la destra che abbiamo sperato di veder nascere ed ho la presunzione di credere che anche nei disegni dei fondatori questo nostro partito si sia generato volendo essere qualcosa d’altro e non una semplice fotocopia di Alleanza Nazionale.
Per essere noi stessi dobbiamo imparare ad osare, dobbiamo svincolarci da recinti e steccati ideologici, dobbiamo aprirci al confronto con tutte le aree politiche senza preclusioni e senza nostalgismi.
Io ed il mio gruppo ( il Blocco Sociale Nazionale) per aver sostenuto queste argomentazioni, che come si vede sono improntate ad una visione futuribile e non certo arcaica, siamo stati tacciati di nostalgismo prima e di estremismo poi.
Noi non siamo ne’ l’una ne’ l’altra cosa, non abbiamo nostalgia del folklore ma abbiamo ammirazione per le idee che sono divenute azione, per gli ideali che hanno tramutato un popolo straccione in un popolo fiero della sua storia e del suo passato.
Abbiamo radicalizzato in noi la convinzione che nessuna economia puo’ essere dominata dall’arroganza, dal globalismo, dalla mancanza di spunti di umanita’ vera e di schietta socialita’.
Il BSN e’ nato per difendere questa visione politica ed economica propria della destra rivoluzionaria e socialista, e’ nato per tessere rapporti con le frange piu’ identitarie di tutta l’area della destra italiana.Operando in questa ottica abbiamo stretto rapporti di comunanza politica con il Fronte Nazionale e con Socialismo Nazionale.
Convergenza d’intenti abbiamo trovato anche con il sindacato Cosnil ( una costola dell’UGL) che fa dello Stato Nazionale del Lavoro uno dei punti cardini della sua attivita’.
Insomma per essere degli estremisti “schifati dal mondo e dalla storia” ( come qualcuno sostiene specie nel PDL e tra i suoi nuovi adepti) dimostriamo con i fatti di compiere un nostro percorso politico audace ed indipendente.
A volte questo processo politico puo’ apparire pervaso da un senso di “anarchia” ma esso e’ sempre integrato ed armonizzato con le gerarchie di vertice del partito ( le uniche persone, tra l’altro, di cui ci fidiamo ).
Sentiamo il bisogno di esternare il nostro sentire a tutte le varie componenti del partito puntando ad un disegno tanto unitario quanto fortemente identitario e non vogliamo lasciare indietro nessuno trovando convergenze che, pero’, abbiano il sapore di una forte unita’ ideologica e non si basino solo su calcoli e opportunismi di basso profilo.
Le parole dette da Storace nel ricordare la morte di HAider, sono parole “pesanti” e segnano il compiersi di quella metamorfosi che tutti i cuori neri dell’area aspettavano da tempo.
IL bruco s’e’ trasformato in farfalla, ma le farfalle sono tanto belle quanto delicate ed e’ quindi compito di ognuno di noi adoperarsi per far vivere la farfalla per piu’ di una giornata.
Sta al congresso nazionale scegliere quale sia la via da perseguire per promuovere l’applicazione in ambito sociale delle nostre teorie ma e’ compito di ognuno di noi impegnarsi nel quotidiano per far si che le idee divengano , finalmente, azione.

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